di Pierluigi Tessaro
Nella prossima legge di Bilancio 2026 il taglio dell’aliquota Irpef dal 35% al 33% sarà realizzato, ma il secondo scaglione resterà inalterato a 50.000 euro, senza l’ampliamento a 60.000 euro precedentemente ipotizzato.
Il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, ha sempre sottolineato la natura "eventuale" di questa modifica, legata alla "disponibilità delle risorse". Secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze, i circa 5 miliardi di coperture strutturali annue necessarie per l’estensione non sono attualmente disponibili, a meno di rinunciare ad altre misure considerate fondamentali.
Questa situazione sembra favorire l’opzione meno onerosa, che costa circa 2,7-2,8 miliardi l’anno e che prevede uno sconto dell’Irpef di due punti percentuali per i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro, dove troviamo circa 9,6 milioni di contribuenti.
Secondo le elaborazioni formulate dai Consulenti del Lavoro, i benefici derivanti da un taglio dell’imposta potranno raggiungere un importo massimo di 440 euro annui.
L’ipotetico abbassamento dell’aliquota al 33% con il parallelo allargamento del secondo scaglione a 60.000 euro potrebbe garantire un risparmio più elevato, fino a 1.440 euro annui, ma che con le attuali risorse, molto limitate, non sarà possibile attuare, considerando il notevole costo per l’erario, quantificabile in circa 5 miliardi di euro.
Un’altra ipotesi al vaglio potrebbe essere una progressiva estensione a 60.000 euro nel 2027, ma solo se le disponibilità economiche lo permetteranno.
Nel 2026 la struttura dell’Irpef sarà, quindi, articolata con le seguenti modalità:
- fino a 28.000 euro aliquota del 23%;
- dai 28.001 a 50.000 euro aliquota del 33%;
- oltre 50.000 euro aliquota del 43%.
La riduzione delle aliquote Irpef dovrà essere accompagnata da un intervento sulle detrazioni d’imposta e da una revisione del sistema fiscale. A questo proposito il Governo sta valutando l’introduzione di un quoziente familiare, che potrebbe essere legato al numero dei componenti in famiglia e del numero figli a carico.
Con l’introduzione dell’assegno unico e universale, dal 1/3/2022 l’assegno per nucleo familiare in presenza di figli e le detrazioni fiscali per i figli a carico fino a 21 anni non sono più state riconosciute in busta paga.
Un’ulteriore restrizione del beneficio si è avuta con la legge di Bilancio 2025, che ha previsto la possibilità di godere delle detrazioni fiscali in busta paga ai soli figli di età pari o superiore a 21 anni e fino a 30 anni, con l’unica eccezione di quelli disabili, ai sensi della legge n. 104/92.
L’eventuale mutamento dei criteri di attribuzione delle detrazioni a favore dei figli potrebbe dare un impulso alla natalità che, secondo gli ultimi dati forniti dall’Istat, registra un ulteriore calo delle nascite del 6,15% nei primi 7 mesi del 2025, confermando il trend negativo dell’inverno demografico che dura ormai da quasi 20 anni.
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