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L’ANALISI DELL’UFFICIO PARLAMENTARE DI BILANCIO E DELLA CORTE DEI CONTI SULL’IRPEF

di Pierluigi Tessaro

Con la Nota di lavoro n. 1/2026 “La dinamica retributiva e il ruolo dell’imposta sul reddito delle persone fisiche”, l'Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) ha evidenziato che le riforme fiscali messe in atto a partire dal 2021 hanno reso il sistema sempre più frammentato, con criticità sulla progressività concentrate sul lavoro dipendente, su una base imponibile sempre più ristretta, sulla disparità di trattamento tra le tipologie di contribuenti e sulla sensibilità all’inflazione.

Nella relazione, l’UPB ha riscontrato una debole dinamica salariale tra il 1990 e il 2026, affiancata dalla diffusione del lavoro a tempo parziale e da una crescente segmentazione del mercato del lavoro per settore, tipologia contrattuale e qualifica, che hanno accentuato la dispersione delle retribuzioni lorde.

In questo contesto, l’IRPEF ha inciso in modo sempre più rilevante nel contenere le disuguaglianze prodotte dal mercato del lavoro, attraverso le riforme attuate, in particolare, con l’introduzione del bonus fiscale nel 2014 e le revisioni dal 2021 in avanti, che hanno progressivamente ridotto il prelievo sui redditi da lavoro dipendente medio-bassi, aumentando, nel contempo il carico fiscale sui redditi più elevati, a causa, soprattutto, del drenaggio fiscale legato alla mancata indicizzazione dei parametri dell’imposta.

Ne è conseguito un rafforzamento della capacità redistributiva, a vantaggio soprattutto dei redditi medio-bassi.

Vanno, però, evidenziati i limiti dell’attuale modello redistributivo.

Se il risultato ottenuto è stato quello di ridurre il prelievo sui redditi medio-bassi, concentrando il carico sui redditi più elevati, è vero, però, che ciò ha determinato differenze di trattamento tra lavoratori dipendenti e altre categorie di contribuenti, perché gli interventi effettuati dai vari Governi, pur attenuando la crescente dispersione dei redditi lordi, non hanno affrontato le cause strutturali della stagnazione salariale e della precarizzazione del lavoro.

Secondo l’UPB, per riequilibrare il sistema fiscale, almeno parzialmente, sarebbe necessario operare una revisione dei regimi agevolati, che sottraggono molta base imponibile al sistema ordinario, riducendo, nel contempo, l’evasione fiscale.

Il contrasto all’evasione fiscale consentirebbe di allargare la base imponibile di molti contribuenti, garantendo un maggior gettito all’erario.

Altre politiche strutturali da attuare dovrebbero essere rivolte a contrastare la stagnazione salariale, eventualmente affiancate da strumenti di sostegno al reddito operanti, però, dal lato della riduzione della spesa pubblica.

Le considerazioni finali indicano che l’attuale modello fiscale di redistribuzione dei redditi ha raggiunto un limite.

Anche la Corte dei Conti, nella relazione sul Rendiconto generale dello Stato, ha segnalato che l'82% del gettito dell’IRPEF grava su lavoratori dipendenti e pensionati, a conferma di una marcata disuguaglianza nel carico fiscale rispetto ad altre categorie reddituali.

Il mancato gettito dovuto a esenzioni, detrazioni e agevolazioni è stato stimato in circa 119 miliardi di euro, pari al 5,3% del PIL.

L'uso combinato di bonus, tagli al cuneo fiscale e rimodulazione degli scaglioni determina una perdita del controllo sulla progressività indicata dall’art. 53 della Costituzione, considerando che la sovrapposizione di misure diverse non garantisce un beneficio omogeneo ed esclude intere fasce di contribuenti.

Di conseguenza, i giudici hanno ribadito la necessità di una revisione organica delle spese fiscali e di un maggiore controllo sui conti pubblici.

Le modifiche fiscali non possono viaggiare isolate, ma devono essere accompagnate da un riordino generale delle spese fiscali (tax expenditures), della riscossione e del prelievo immobiliare.

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  • Profilo Autore: Esperto nella gestione economica e contabile delle risorse umane nella P.A.
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