La misura, rivolta ai dipendenti non dirigenti della Pubblica Amministrazione con un reddito complessivo annuo non superiore a 50.000 euro, rappresenta uno strumento temporaneo e mirato, con l’obiettivo di allineare alcune politiche fiscali del settore pubblico a quelle già operative nel privato.
Il regime agevolato non sarà applicato ai dipendenti con redditi superiori a 50.000 euro.
Pertanto, i compensi accessori erogati a favore dei dipendenti con imponibile fiscale superiore a 50.000 euro non potranno fruire dell’agevolazione fiscale, ma saranno assoggettati con le aliquote IRPEF ordinarie.
La concomitante presenza di altri regimi agevolati potrebbe far escludere alcuni comparti del pubblico impiego, come quelli legati alla difesa, alla sicurezza e al personale sanitario, che beneficiano attualmente di tassazioni ridotte su alcune indennità accessorie.
I lavoratori potranno rinunciare all’imposta sostitutiva nel caso in cui il regime ordinario risulti economicamente più favorevole, considerando eventuali detrazioni o deduzioni personali.
In questo caso, dovranno presentare una dichiarazione scritta alla propria amministrazione di appartenenza.
Solo dopo aver ricevuto tale documentazione, le amministrazioni potranno applicare correttamente il beneficio fiscale, che entrerà in vigore a partire da gennaio 2026.
Si stima che, grazie a questa riduzione fiscale del 15%, i lavoratori con redditi inferiori a 50.000 euro potranno ottenere un risparmio annuo variabile tra i 120 e i 224 euro, a seconda della fascia di reddito e dell’incidenza delle addizionali regionali e comunali su tali compensi.
